Chi è che và dallo Psicologo?

La sofferenza spinge le persone a conoscersi e a rivolgersi ad un professionista, questo avviene però solo se il soggetto non tenti di ELIMINARLA con un atteggiamento positivo e costruttivo o a STABILIZZARLA con un atteggiamento negativo che la trasforma in un vantaggio socio-relazionale.

Purtroppo le persone non accettano facilmente l’idea che il loro sistema razionale sia impotente a risolvere problemi che hanno radici inconsce.

A molti conviene più stare male che stare bene, per vari motivi, per ragioni di spazio ne cito solo qualcuno.

-La sofferenza è una richiesta d’aiuto, una forma comunicativa forte, seppur distorta, consente di avere delle persone che si interessano al proprio caso, il partner, gli amici o i familiari, sono preoccupati o stupiti per i comportamenti del soggetto, quindi rientra al centro delle loro attenzioni, come quando si ha la febbre o si è in ospedale e ci si crogiola dell’affetto e dell’interesse degli altri.

-Un altro motivo nasce dal fatto che per il soggetto problematico, affrontare un percorso di autoconsapevolezza, basato sulla rielaborazione di contenuti inconsci, spesso traumatici, inaccettabili o minacciosi per le credenze e le comuni convinzioni accumulate col passare del tempo, crea una forte crisi, uno sconquasso interiore.

Spesso bisogna mettere tutto in discussione per guarire, venire a conoscenza di aspetti di sé che possono spaventare, troppo faticoso per molti, meglio lasciare le cose come stanno, fare finta di niente e tenersi il disagio. Tutto è fermo, tutto è cristallizzato, passano gli anni, i decenni e le cose non cambiano

-Ancora, andare dallo psicologo costa, non tantissimo come molti credono, esiste però una grande concorrenza quindi si possono trovare professionisti molto economici.

-Nel “2012” poi, ci sono molte persone che si vergognano ma questo è un altro discorso.

La cura psicologica viene cercata da coloro che hanno un problema da risolvere e non trovano soddisfacenti le risposte del loro modo di pensare e di agire.

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Chi si rivolge alla psicologia differisce da chi si rivolge alla religione perché il primo ha un atteggiamento positivo e il secondo uno negativo, la religione presuppone un peccato verso la divinità, la psicologia tratta invece di errori fatti verso se stessi, la religione giudica, la psicologia no!!!

Non si guarisce con una semplice assoluzione, con una semplice chiacchierata fatta con un amico, cambiando look o comprando un vestito o un’auto nuova.

Le soluzioni rapide o quelle facili appartengono sempre alla categoria delle soluzioni precostituite, preconfezionate, quelle costruite richiedono un atteggiamento positivo e costruttivo che impiega mesi (raramente anni) per costruire una vera alternativa. Fortunatamente, in alcuni casi, per il portafogli del cliente, bastano pochi incontri per passare ad un atteggiamento positivo e quando si è stabilizzato in questa direzione potrebbe anche smettere di andare in cura, ovviamente a seconda della gravità del problema e soprattutto della sua volontà.

La differenza tra gli atteggiamenti del paziente, positivo (chi vuole stare bene) e negativo (chi vuole tenesi la malattia) è sottile, perché entrambi mescolano vero e falso (quello positivo per errore, però, e quello negativo volutamente!). Per questo è molto difficile capire con certezza se quella persona sta operando positivamente o negativamente. Portare avanti una terapia non è pertanto solo una tecnica ma spesso un’arte

La caratteristica della psicologia è di occuparsi delle emozioni, mentre tutte le altre professioni (tutte!!!) si basano sulla ragione. Le emozioni sono inconsce e lo psicologo è l’unica figura che si occupa a tempo pieno di inconscio. Affrontando un problema razionalmente non lo si risolve se le sue radici sono di natura inconscia e in tal caso o si ricorre alla psicologia o non si ottiene nessun cambiamento stabile nel tempo.

Bisogna fare i patti col proprio inconscio.

Ho avuto pazienti impegnati in una dura lotta, altri invece si lasciavano andare come una canoa su un fiume tranquillo.

La persona positiva (quella che cerca di stare bene) vuole ignorare l’inconscio perché effettivamente non gli serve conoscerlo, ma è giusto la persona che di regola non va dallo psicologo, dice di farcela da solo.

Conoscere l’inconscio gioverebbe molto, invece, alla persona negativa (cioè quella che, come detto prima, ci guadagna di più a stare male), ma questa si oppone perché non vuole che sia scoperta una scorrettezza da cui ricava molti vantaggi.

Il risultato finale è che l’inconscio non interessa a nessuno!!!

Vito Lupo

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Jung, la sincronicità e gli elettroni impazziti.

 

Pensiamo ad un amico che non vediamo da tempo… Dopo qualche istante suona il telefono: è lui.
Sognamo una persona poco prima o appena dopo che è venuta a mancare.
Immaginiamo una cosa bella, il giorno stesso ci accade.


Questa è, per Jung, una sincronicità, che può avere anche carattere precognitivo e chiaroveggente. Se, con Freud, la natura aveva delle leggi obiettive e spesso legate al caso, Jung ritenne che, in certi casi, il legame tra due eventi potesse non essere causale, ma spiegabile altrimenti. Questa formulazione traeva spunto dagli studi che effettuava in quegli anni, si avvicinavano molto agli studi sulla fisica quantistica che stanno oggi rivoluzionando il modo di concepire la vita.

Quindi, si sta dimostrando, e molti lo avevano già capito, che non esiste il caso, non esiste il destino, ci sono altre leggi, che ancora non abbiamo compreso ma forse solo intuito, però ci sono.

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Secondo Jung “Soltanto la radicata convinzione dell’onnipotenza del caso crea difficoltà alla comprensione e fa apparire impensabile che possano verificarsi o esistere eventi privi di causa”.
In campo psicologico, Jung formulò dunque il concetto di ‘sincronicità’, un processo inconscio che permette di percepire eventi paralleli, o ‘coincidenze significative’, collegati ad archetipi dell’inconscio collettivo, tracce mnestiche sovraindividuali, universali, che si perdono nelle origini più profonde della psiche.
Attraverso il contatto con il pensiero filosofico orientale, oltre che con la riflessione su alcuni sorprendenti avvenimenti della sua vita, che sembravano sfuggire ad ogni interpretazione razionale, Jung approfondì ulteriormente questi temi.
Nel 1952 Wolfang Pauli, fisico quantistico e premio Nobel pubblicò insieme a Jung un libro sul concetto di ‘sincronicità, “Naturer-klung und Psyche”. Nella parte scritta da Jung, dal titolo “Sincronicità come principio di nessi acausali” l’analista propone un parallelismo fra psicologia del profondo e fisica, in particolare sulla relatività delle categorie di spazio e tempo.

Se Jung cercava in questo libro di spiegare la psicologia attraverso al fisica, Pauli parlava nel suo saggio della presenza di ‘archetipi ‘nelle teorie di Keplero, confermando un parallelo fra lo studio della fisica e della psicologia.
Il concetto junghiano di sincronicità viene spesso utilizzato per dare una spiegazione ‘scientifica’ all’astrologia o ad altre pratiche divinatorie, in una intrigante commistione fra scienza e misticismo, che in realtà, è tale solo perchè non ne conosciamo ancora le leggi.

Gli elettroni si comportano in modo per noi bizzarro, assurdo, hanno traiettorie e tempi per noi impossibili, per loro invece è tutto normale, è questa magia???

 

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Intelligenza Emotiva, è semplice vivere meglio…

 

 

L’INTELLIGENZA EMOTIVA è quella capacità o abilità di riconoscere e prendere consapevolezza delle proprie e altrui emozioni, in situazioni di allarme, di stress o di normalità, e di mettere in atto comportamenti adeguati ai contesti senza lasciarsi travolgere dagli aspetti emotivi e impulsivi, spesso distruttivi.

Gli attacchi di collera esplosivi incontrollati che annullano il pensiero, l’ansia negativa prima di un esame o di un’interrogazione che toglie lucidità e peggiora la prestazione, la paura eccessiva nei confronti di una persona o di una situazione, tante arrabbiature inutili e superflue che ci rovinano la giornata e che con solo 5 secondi di riflessione su se stessi si possono evitare (spesso 5 secondi di riflessione possono limitare accadimenti ancor più gravi: liti, violenze, omicidi per sciocchezze: una precedenza non data ad uno STOP per dirne una, ma gli esempi possono essere tanti).

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Ci permette di perseguire i nostri scopi e motivare noi stessi, di non abbatterci in caso di insuccesso ma ritentare imparando dai propri errori, controllare e gestire gli impulsi distruttivi, rimandare al futuro eventuali gratificazioni o premi in vista di una loro maggiore intensità (la classica “gallina domani”)

Si tratta di una capacità in alcuni innata ma che si può apprendere facilmente, ci aiuta a vivere e a stare meglio con noi stessi e con gli altri, a ritrovare il sorriso anche in situazioni spiacevoli, ad avere un atteggiamento sempre positivo nei confronti della vita e delle sue NORMALI avversità e…in una sola parola…a sperimentare la SERENITA’.

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